Il più bel Lungotevere

«Credo che questo sarà il più bel Lungotevere di tutti: la Chiesa vi starà egregiamente per lo scopo nostro. Essa è qui per tutti i passanti, per tanta gente che fa qui, sull’imbrunire, l’immancabile passeggiatina romana. C’è il quadro del Rosario all’angolo della strada. Saranno altrettanti inviti ad entrare…».

Oggi queste parole del p. Victor Jouët (29.04.1839-13.09.1912) sono solo un ricordo perché il sottopassaggio e la strada antistante la Chiesa realizzati negli anni ’60 del secolo scorso hanno fatto svanire questo suggestivo sogno.
Victor Jouët, cittadino marsigliese, missionario del Sacro Cuore, fonda nel 1893 l’Associazione del Sacro Cuore del Suffragio delle anime del Purgatorio, che sarà elevata da Papa Benedetto XV, il 25 ottobre del 1917, ad Arciconfraternita con un Breve pontificio. Scopo dei Missionari del Sacro Cuore, fondati a Issoudun, in Francia, da Jules Chevalier l’8 dicembre del 1854, era quello di diffondere la devozione al Sacro Cuore di Gesù e alla Vergine Maria, invocata con il nuovo titolo di Nostra Signora del Sacro Cuore, di annunciare il vangelo ai popoli di terre lontane e di scoprire il volto di Cristo nei poveri.
La nascita dell’Associazione si deve invece alla promessa che p. Jouët fece alle Anime Sante di compiere per loro qualcosa di speciale se gli avessero permesso di raggiungere in tempo il capezzale del suo allievo e confratello amatissimo mons. Enrico Verjus (26.05.1860-13.11.1892), morente ad Oleggio in provincia di Novara: promessa che mantenne. Nel maggio 1893 l’Associazione vedeva la luce in un piccolo oratorio in Via dei Cosmati a Lungotevere dei Mellini: questo luogo sarà la sede della nascente Opera per i successivi tre anni.

Dalle notizie storiche risulta che la benedizione solenne della prima pietra a Lungotevere Prati, dove p. Jouët aveva potuto acquistare un villino con area fabbricabile di oltre 1000 mq, risale al 3 febbraio 1894. Qui il 25 agosto 1896 fu inaugurata dal Cardinal Vicario Lucido Maria Parocchi una seconda cappella provvisoria che rimase funzionante fino al gennaio 1914, quando, per agevolare i lavori di costruzione della Chiesa, venne aperta al culto una nuova cappella presso l’oratorio S. Giuseppe in via Pietro Cavallini, terza sede provvisoria prima del trasferimento a Lungotevere Prati. Da notare la lungimiranza del p. Jouët nello scegliere questo luogo per porre le fondamenta della Chiesa perché vi erano allora dei prati autentici, alternati da giardini, orti e viottoli spesso accidentati, sebbene sorgessero le prime costruzioni, alcune grandiose come il Palazzo di Giustizia.

Alla morte di p. Jouët Papa Pio X dispose che le sue opere venissero affidate alla Provincia Italiana dei Missionari del Sacro Cuore, costituita il 15 agosto 1900. P. Pietro Benedetti (19.05.1867-06.09.1930), nominato direttore e delegato pontificio per le opere medesime, fu incaricato a proseguire la costruzione della Chiesa di cui erano appena state poste le fondamenta. La costruzione fu affidata all’architetto bolognese Giuseppe Gualandi che redasse il progetto definitivo nel gennaio 1910; difatti mentre le fondamenta furono poste intorno al 1909, per la realizzazione dei primi lavori di costruzione bisognerà aspettare il 1912.
I lavori, sempre minacciati dalla scarsità dei fondi, terminarono nel 1917, anno in cui il 1° novembre fu inaugurata e aperta al culto la Chiesa e il 10 dicembre con la Bolla «Apostolicis Litteris» Papa Benedetto XV erigeva la nuova Parrocchia del Sacro Cuore del Suffragio.

L’edificio cattura l’attenzione dei passanti con il suo impianto neo-gotico, unico a Roma per le forme particolarmente ridondanti e fiorite, che rimandano alla cattedrale di Chartres, al Duomo di Milano e a Nôtre Dame. Dirà il Gualandi: «La scelta dello stile è stata determinata da due ragioni: dalla predilezione che aveva il padre Jouët per lo stile gotico e dalla ristrettezza del terreno sul quale la chiesa doveva sorgere». Inoltre tale stile consentiva di costruire con una quantità di materiali ridotta. Pur rispettando i parametri dettati dalla edilizia ecclesiastica e rimanendo nel solco della imitazione di modelli tradizionali, la realizzazione della Chiesa è l’esito di un interessante esperimento di tecniche di prefabbricazione. Ciascun elemento è costituito da moduli realizzati fuori opera con malta cementizia e graniglia e successivamente assemblati e montati.

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