Il Museo delle Anime del Purgatorio

Lo chiamano tutti così, anche le guide turistiche e le pubblicazioni sulla Roma più segreta ed imprevista; ma l’espressione è per lo meno inesatta, se non del tutto impropria. In realtà, si tratta di un’esigua raccolta di documenti vari e di cimeli veramente insoliti, riguardanti l’apparizione di Anime del Purgatorio. Il tutto occupa una sola vetrina, esposta in un andito della sacrestia della Parrocchia del S. Cuore.

L’idea di un «Museo delle Anime del Purgatorio» nacque in seguito ai fatti del 15 novembre 1897, quando, sull’altare della cappellina (funzionante come chiesa provvisoria dal 1896 al 1914), adornato a festa, si sviluppò un incendio. In tale circostanza, si assistette al verificarsi di due eventi straordinari: non solo il quadro dell’altare venne miracolosamente risparmiato dal fuoco, ma i numerosi fedeli presenti concordarono nel dire di aver visto tra le fiamme l’immagine di un volto sofferente, immagine che, domato l’incendio, rimase impressa come un’ombra sulla parete annerita e che è tuttora visibile, benché nascosta dal trittico dell’Addolorata tra gli Angeli.

Curiosità e meraviglia si riscontrano nelle cronache del tempo, e il volto segnato dal fumo non tardò ad essere interpretato come quello di un’anima purgante. Coloro che furono chiamati ad esprimersi sul caso, tra cui fotografi, pittori e incisori, riconobbero nell’immagine un volto sofferente, e dissero che esso andava assumendo un’espressione più serena con l’intensificarsi dell’azione di suffragio. L’Autorità ecclesiastica non si pronunciò in merito, ma intanto la costruzione della chiesa veniva portata a termine, con il benevolo e fattivo sostegno del Sommo Pontefice Benedetto XV e al suo interno aveva trovato una sua collocazione la raccolta di cimeli, iniziata grazie allo zelo del p. Victor Jouët (29.04.1839-13.09.1912).

Il p. Jouët aveva intrapreso numerosi viaggi attraverso l’Italia, la Francia, la Germania e il Belgio alla ricerca di qualunque testimonianza che si riferisse alla pietà per i defunti, e di qualsiasi ricordo, cimelio, tradizione che potesse richiamare i fedeli al suffragio delle anime del Purgatorio. Nacque così la raccolta di impronte straordinarie, documenti originali o fotografati, segni e manifestazioni di ogni genere, aventi per oggetto i rapporti fra i vivi e i defunti, atti a suscitare la preghiera e la pietà per le anime del Purgatorio.

Il p. Pietro Benedetti (19.05.1867-06.09.1930), anch’egli appartenente alla Congregazione dei Missionari del S. Cuore, successore del p. Jouët, incrementò la vita della confraternita e portò a termine la costruzione della Chiesa. Nominato Vescovo, gli successe, alla guida dell’Opera, il p. Gilla Gremigni (22.01.1891-07.01.1963), che riordinò l’esposizione dei cimeli, per una conservazione più discreta e più conforme allo spirito della Chiesa, eliminando quelli che non avevano una documentazione seriamente probante e conservando quelli risultavano avere una solida garanzia di autenticità. Rimasero così solo i pochi cimeli esposti a testimoniare e perpetuare il titolo più o meno appropriato di «Museo Cristiano dell’Oltretomba» voluto dal p. Jouët allorché diede inizio alla raccolta.

Allo stato attuale, si tratta di un’originale ed esigua raccolta di documenti vari e cimeli riguardante l’apparizione delle anime del Purgatorio: occupa una sola vetrina, esposta in un andito della sacrestia. Il valore di queste documentazioni è soltanto umano. Esse non possono costituire, cioè, una prova di realtà riguardanti la fede. Questi cimeli, raccolti e considerati quali testimonianze degne di attenzione, non costituiscono, né vogliono costituire, prova della realtà del Purgatorio. Intendono, però, suscitare o ravvivare la devozione per i defunti e richiamare all’intercessione per gli stessi.

Descrizione degli oggetti presenti nel Museo

Riproduzione fotografica dell’Altare della Madonna del Rosario della Cappella esistente prima dell’anno 1900, ubicata tra l’attuale Chiesa e la Sacrestia. È visibile l’immagine rimasta sulla parete dopo il piccolo incendio, avvenuto il 15 novembre 1897.

Impronta di tre dita lasciata domenica 5 marzo 1871 sul libro di devozione di Maria Zaganti della Parrocchia di S. Andrea del Poggio Berni (Poggio Torriani – Rimini), dalla defunta Palmira Rastelli, sorella del Parroco, morta il 28 dicembre 1870, la quale chiedeva per mezzo dell’amica al fratello, don Sante Rastelli, l’applicazione di sante Messe.

Apparizione, nel 1875, di Luisa Le Sénèchal, nata a Chanvrières, morta il 7 maggio 1873, a suo marito Luigi Le Sénèchal, nella loro casa di Ducey (Manche, Francia), per chiedergli preghiere e lasciandogli come segno l’impronta di cinque dita sul berretto da notte. Secondo il racconto autenticato dell’apparizione, la bruciatura sul berretto fu fatta dalla defunta Le Sénèchal perché il marito documentasse con segno visibile, alla figlia, la richiesta di celebrazione di sante Messe.

Fac simile fotografico (l’originale si conserva a Winnemberg) di un’impronta di fuoco, lasciata il sabato 13 ottobre 1696 sul grembiule di suor Maria Herendorps, religiosa conversa del monastero benedettino di Winnemberg presso Warendorf (Westfalia), dalla mano della defunta suor Chiara Schoelers, religiosa corista del medesimo Ordine, morta di peste nel 1637. Nel basso della fotografia c’è un’impronta bruciata di due mani, lasciata dalla stessa suora sopra una striscia di tela.

Fotografia di un’impronta lasciata dalla defunta signora Leleux sulla manica della camicia di suo figlio Giuseppe nella sua apparizione, la notte del 21 giugno 1789, a Wodecq (Belgio). Secondo il racconto del figlio la madre era morta da 27 anni, quando gli apparve la notte del 21 giugno 1789, dopo che per undici notti di seguito egli aveva inteso rumori che l’avevano spaventato e reso quasi malato. La madre gli ricordava obblighi di sante Messe, come legato paterno e gli rimproverava la vita dissipata. pregandolo di cambiare condotta e di impegnarsi per la Chiesa. Quindi gli pose la mano sulla camicia, lasciandovi un’impronta visibilissima. Giuseppe Leleux si ravvide e fondò una Congregazione. Morì in concetto di santità il 19 aprile 1825.

Impronta di fuoco, lasciata da un dito della pia suor Maria di san Luigi Gonzaga, apparsa a suor Margherita del Sacro Cuore, tra il 5 e il 6 giugno 1894. La relazione del fatto, conservata nel monastero di santa Chiara del Bambino Gesù a Bastia (Perugia). racconta come la suddetta suor Maria di san Luigi Gonzaga, soffrendo da due anni di tisi con forti febbri, tosse, asma ed emottisi fosse presa da scoraggiamento e quindi dal desiderio di morire subito per non più soffrire. Essendo però molto fervorosa, all’esortazione della Madre Superiora, si rimise con calma alla volontà di Dio. Alcuni giorni dopo, la mattina del 5 giugno 1894, santamente spirò. Apparve nella notte tra il 5 e il 6 giugno, vestita da Clarissa, circondata da ombre, ma riconoscibile. A suor Margherita, meravigliata, rispose che era in Purgatorio, per espiare il suo moto di impazienza di fronte alla volontà di Dio. Chiese preghiere di suffragio e per attestare la realtà della sua apparizione, posò l’indice sulla fodera del cuscino e promise di tornare. Riapparve quindi alla medesima suora tra il 20 e il 25 giugno, per ringraziare e per dare avvisi spirituali alla Comunità, prima di volarsene in cielo.

Impronta lasciata su una tavoletta di legno, sul panno della manica della tonaca e sulla tela della camicia della venerabile Madre Isabella Fornari, Badessa delle Clarisse del Monastero di san Francesco a Todi, dalle mani del defunto P. Panzini, abate Olivetano di Mantova, il 1° novembre 1731. Sono quattro impronte: una della mano sinistra su una tavoletta di cui si serviva la venerabile Badessa per il suo lavoro (è molto ben visibile con un segno di croce impresso profondamente nel legno). La seconda della stessa mano sinistra, su un foglio di carta. Un’altra impronta della mano destra sulla manica della tonaca. La quarta è la medesima impressione che, oltrepassando la tonaca, ha bruciato la tela della camicia della suora, macchiata di sangue. La relazione del fatto è data dal P. Isidoro Gazala del SS.mo Crocefisso, confessore della Venerabile, alla quale ordinò per obbedienza di tagliare i pezzi della tonaca, della camicia e della tavoletta, perché fossero consegnati e quindi conservati.

Impronta lasciata sopra un libro da Margherita Demmerlé, della parrocchia di Ellinghen (Diocesi di Metz), della suocera apparsale 30 anni dopo la morte (1785 1815). La defunta appariva nel costume del paese come pellegrina; scendeva dalla scala del granaio, gemendo e guardando con tristezza la nuora, quasi a chiederle qualche cosa. Margherita Demmerlé, consigliata dal Parroco, in una successiva apparizione, le rivolse la parola ed ebbe questa risposta: «Sono tua suocera, morta di parto 30 anni fa. Va’ in pellegrinaggio al Santuario di Nostra Signora di Mariental e qui fa’ celebrare due sante Messe per me». Dopo il pelle-grinaggio l’apparizione si mostrò di nuovo per annunciare a Margherita la sua liberazione dal Purgatorio. Alla nuora che, dietro consiglio del parroco, domanda un segno, lascia, posando la mano sul libro «L’Imitazione di Cristo» il segno della bruciatura. In seguito non comparve più.

Impronta di fuoco che lasciò il defunto Giuseppe Schitz, toccando con l’estremità delle cinque dita della mano destra, un libro di preghiere in lingua tedesca, di suo fratello Giorgio, il 21 dicembre 1838, a Scarralbe (Lorena). Il defunto chiedeva preghiere di suffragio per riparare la sua poca pietà in vita.

Fotocopia di una banconota da £ 10. Tra il 18 agosto e il 9 novembre 1919, ne furono complessivamente lasciate 30, presso il Monastero di san Leonardo di Montefalco, da un sacerdote defunto, che chiedeva applicazioni di sante Messe. (L’originale di questo biglietto di Banca è stato restituito al Monastero di san Leonardo, dove è conservato).

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