L’itinerario spirituale di Maria /2

p. Armando Genovese msc

Maria con Gesù

La nostra riflessione parte ora dal messaggio dell’Angelo, il grande evento della vita di Maria. La fede di Maria era già tanta, e tanta era l’attesa del Messia, ma nell’annunciazione a Maria viene chiesto qualcosa di incredibilmente grande: la fede pura. Non si tratta più di attendere qualcosa che può o non può venire: si tratta di mettere in gioco, subito, la sua esistenza personale.
Quante cose cambieranno nella sua vita in conseguenza a questo sì, e quante ne cambieranno nella stessa storia del mondo. Un avvenimento semplice, nascosto. Le grandi scelte, del resto, sono quelle che vengono operate in silenzio, non nel chiasso, nella confusione. Dal momento dell’annuncio, Maria decide di esistere totalmente in base alla fede. Fuori della fede la sua vita non significa più nulla.


A partire dall’annunciazione, e fino al ritorno di Gesù al Padre, si apre un periodo di una trentina d’anni, molto lungo, che non si può esaurire con poche parole. Dobbiamo limitarci a degli accenni molto veloci. Due cose mi pare opportuno notare subito: la prima è che il vangelo non ci parla di altre manifestazioni esplicite di Dio nel lungo periodo che si apre davanti a Maria. Potrebbe sembrare un’osservazione banale, però riflettiamo: a mano a mano che il tempo passava e quell’annuncio si faceva lontano, la fede di Maria diventava più impegnativa. La seconda è che il nucleo che si forma a Nazaret (Maria, Giuseppe, Gesù) siamo abituati a chiamarlo famiglia, per analogia con le nostre famiglie, ma di fatto è una realtà sacra che non ha nome, irripetibile, diversa dalle nostre famiglie.
L’esistenza di Maria viene trasformata dall’annuncio dell’angelo. Maria genera un figlio, di cui lei è veramente madre, ma che non è del tutto suo e che deve guardare come un mistero che le viene affidato. Tuttavia, il suo rapporto con il figlio, come madre, non ne viene messo in questione. Maria era Madre sul serio, e fece tutto quello che una madre fa con un figlio: lo nutre, lo cura, lo difende, lo tiene pulito. Gesù, dal suo canto, era pur sempre il Figlio di Dio e dunque, pure in mezzo a tanta familiarità, doveva esserci una distanza, un non capire. Prendiamo il caso di Gesù che, dodicenne, viene portato a Gerusalemme, e si trattiene nel tempio. Quando lo trovano, Maria e Giuseppe mostrano di non capire il suo operato –e lui stesso non è che si preoccupi molto di spiegare. «Essi non compresero ciò che aveva detto loro» (Lc 2,50). Però subito dopo dice: «Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore» (2,51). Maria, cioè, non ha capito tutto in una volta, ma è cresciuta nella comprensione. Le cose di Gesù erano grandi, e lei le afferrava un poco per volta, come del resto accade anche a noi. Gesù era, ed è, l’incomprensibile; ma in questo si mostra lo specifico dell’atteggiamento di Maria, quello della fede che rimane ferma nell’inafferrabile, attendendo da Dio che venga la luce. Altrimenti sarebbe stata schiacciata dal timore.
Il di Maria, possiamo dirlo con tranquillità, non fu cosa di un momento. A noi viene facile pensare in questo modo: Maria vede l’Angelo, l’Angelo le fa una proposta, lei accetta, e tutto è risolto. Troppo facile, banale. Si svilisce la grandezza di Maria.

Cerchiamo ancora di riflettere: immaginiamo Gesù adolescente, a 15-16 anni dall’apparizione dell’Angelo. Maria non ha ricevuto più nessun messaggio, e non ne riceverà più fino alla Pentecoste. Maria, dunque, vede questo ragazzo che cresce come tutti gli altri e si domanda: dove sta la promessa di Dio, qual è il segno della sua presenza? Ma non è che mi sono sbagliata? Non sarà stato tutto un sogno?
Proprio in quei lunghi anni di Nazaret, quel lungo tempo di normalità, risiede la grandezza di Maria. La fede, a ben vedere, c’insegna a dare valore alle piccole cose del quotidiano, e a preferirle per il nostro cammino di crescita, piuttosto che puntare sulle cose grandi e straordinarie. Maria vive con un figlio che è più grande di lei: è lui più importante, si capisce; è lui che salva, è lui il Dio che si fa uomo. Maria con la sua esperienza di vita ci dice come corrispondere a questa salvezza, quale atteggiamento avere: fede, fiducia, fedeltà, tre parole che hanno la stessa radice.
Non è necessario dilungarci su queste cose. I princìpi che andiamo sviluppando possono essere facilmente applicati a qualunque momento di questo tempo intermedio. Ma ce n’è uno nel quale veramente la fede di Maria viene messa a dura prova: sotto la croce. Maria ricorda l’angelo lontanissimo; sa che suo Figlio dovrebbe essere Dio incarnato, ma lo vede morire in croce. Dio può morire?
I tre giorni tra la morte e la risurrezione di Gesù devono essere stati una tragedia. E Maria aspettava una luce da Dio, come aveva fatto per tutta la vita.


Quando Maria seppe di suo figlio risorto, il cuore deve essere rinato. Ma sarà soprattutto importante, per lei, il grande dono dello Spirito nella Pentecoste: allora le diventerà chiaro, per dono di Dio, il senso dell’esistenza di Gesù; la sua figura rivelerà tutta la ricchezza del suo essere; i singoli avvenimenti, parole, azioni diventeranno trasparenti. Allora riceverà la risposta a tutti i perché che le erano venuti e che aveva riposto nel cuore.
Concludiamo e riassumiamo: il di Maria non si concluse nel momento in cui lo pronunciò all’angelo, ma si prolungò per tutta la vita nella grande fede che viveva. Riflettiamo sulla nostra fede: siamo battezzati, cresimati, qualcuno è sposato, qualcun altro ha preso i voti in una congregazione religiosa, qualcun altro ancora è diventato prete. Ma questo non vuol dire niente se queste cose non vengono rinnovate quotidianamente; altrimenti diventano reperti archeologici.
Uno scrittore dei primi secoli, Tertulliano, diceva a quelli che si preparavano al Battesimo: «Si diventa, non si nasce cristiani». Non si creda che, con il Battesimo, tutto è risolto; una strada viene aperta, ma tocca percorrerla. È proprio questo il significato dell’esistenza di Maria. Maria insegna quale strada percorrere per essere salvati. Ora, la domanda che dobbiamo farci è questa: la nostra fede cammina o sta ferma? Quando il Signore tornerà, potremo dirgli: ti ho cercato, ti ho seguito?

(Tratto da Annali di Nostra Signora del Sacro Cuore 147/2 [2019] 20-22)

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