Condividere il pane e la vita

p. Armando Genovese msc

Quel pomeriggio, con Gesù, sulla riva del lago di Genesaret, c’era molta gente. L’avevano seguito a piedi, da tanti villaggi vicini, ed era stato un lungo cammino. Il tempo era bello, questo sì, e tutti sanno che in primavera è piacevole essere accarezzati da un tiepido sole, e sentire il profumo nell’aria, inebriante. I piedi si fanno più leggeri, e la strada non si sente. E poi, quel Gesù… che parole meravigliose. «È capace di parlare al cuore con parole semplici, nessuno ne ha dette mai di simili!», diceva la gente.

            Con lui il tempo non esisteva. Anche solo a guardarlo, già si rimaneva incantati: comunicava semplicità e fiducia nell’Altissimo. I vari rabbì, invece, stavano sempre con il dito puntato. Diceva: «Date un’occhiata ai fiori che trovate sui prati. Sono bellissimi, vi pare? Hanno un vestito che nessun sarto saprebbe fare. Ci pensate? Se Dio veste ognuno di questi fiori, chissà quanto avrà cura di noi!». La gente lo guardava e si meravigliava. E sentiva nascere in cuore una gran gioia di vivere.

Quelli che stavano con Gesù non ascoltavano soltanto le sue parole: lo guardavano, affascinati, perché da tutta la sua persona s’irradiava qualcosa di particolare, dai gesti, dal tono della voce, dagli occhi, da quel suo modo –insieme semplice e radicale– di vivere. E anche le cose più importanti passavano in second’ordine, anche il mangiare.

            Gesù se ne accorge. Chi ama s’accorge delle necessità degli altri. È proprio dell’amore prendersi cura degli altri. Gesù si ferma, si guarda attorno preoccupato. Tutti lo guardano, con sguardo interrogativo. E lui chiama Filippo: «Filippo, ti prego, da’ un’occhiata. Guarda quanta gente che c’è. Chissà quanto hanno camminato per venire fin qui. E io mi devo fermare: se continuo si sentiranno male. Filippo, questi devono mangiare».

            «Vabbè… Gesù… questo mi pare chiaro. Ma perché mi guardi così? Che posso fare? Non ho il denaro per comprare tanta roba da mangiare, e poi –se pure l’avessi– dove vado a prendere cibo per tutti? Siamo sulla riva del lago, mica a Gerusalemme!». Intanto arriva Andrea: «Porca miseria, c’è un sacco di gente! Gesù, per fare più in fretta ho contato solo gli uomini, e sono arrivato a cinquemila! Mai vista tutta questa gente!».

            «Ecco, lo vedi –riprende Filippo–, c’è un sacco di gente, non possiamo fare molto per loro. Ho un’idea. Tu li chiami e dici: Grazie per la vostra cortese attenzione, ma siccome s’è fatto tardi, riprenderemo domani».

            «Filippo, ma ti rendi conto di quello che dici? Dov’eri mentre parlavo? Ho spiegato alla gente chi è il Padre che si prende cura di tutti, che ha a cuore la sorte dell’uomo, e tu mi consigli di farla finita in quattro e quattr’otto? Roba da pazzi!».

            Filippo, poveretto, sperava di aiutarlo, e ora non sa che dire e che fare. Pure gli altri presenti si guardano bene dall’aprire bocca. Scende il silenzio. Ma è Gesù stesso a romperlo: «Dài, Filippo, non mettere il muso, adesso. Cerca almeno di renderti utile: fai un giro, vedi se la gente s’è portata qualcosa da mangiare». Filippo obbedisce, e comincia a gridare: «Per caso qualcuno s’è portato dietro un po’ di provviste?».

Il giro non produce grandi frutti. «Gesù, senti: la maggior parte delle persone non s’è portata nulla, perché pensavano di stare poco tempo fuori casa con te. Poi c’è qualcuno che il fagottino se l’è portato, però m’ha detto: bello, se lo do a te, non mangio io. E così siamo di nuovo al punto di partenza». E fa per andarsene. Poi si gira: «Ah, senti: ci sarebbe un ragazzino che ti vuole parlare, dice che ha qualcosa, ma io al posto tuo non starei a perderci tempo». «Beh, fallo venire, possiamo almeno ascoltarlo». E si avvicina un ragazzino con una piccola sporta, spiegando che prima di uscire di casa la mamma gli ha dato cinque pani e due pesci. «Visto che ne hai bisogno, io vorrei darteli, ma che ci fai con tutta questa gente?».

Gesù lo guarda con occhi meravigliosi. «Ascolta, voglio fare una scommessa con te. Tu mi dai le tue provviste, io le divido fra tutti, e tutti ci toglieremo la fame». «Ma che fai, mi prendi in giro? Ero venuto per aiutarti, ma vedo che tu vaneggi. Facciamo così: a me due panini bastano, prendo quelli e il resto lo puoi tenere».

            Gesù non ci sta. «Tutto. Se non vuoi, nessun problema: la roba è tua, e hai diritto di farne quel che ti pare. Però pensaci: se me li dai e li dividiamo, la vita cresce per tutti. Sta a te decidere». Il ragazzo è perplesso: «Questo mi pare un po’ matto –pensa tra sé e sé–, però mi piace. Se è vero quel che dice, nelle mie mani sta una grande decisione». «Va bene, ci sto»: consegna a Gesù i pani e i pesci, cominciano a distribuirli, e più li distribuiscono e più si moltiplicano. Ce n’è proprio per tutti: possono mangiare, saziarsi. Alla fine, raccolgono i pezzi avanzati.

            E Gesù spiega: «Il Padre ha cura di tutti, degli uccelli del cielo e dei fiori del campo. Lo fa da solo. Ma per la fame dell’uomo ha bisogno di collaborazione. Si può crescere nella vita se qualcuno rinuncia a quel che possiede, regala quel che ha, per amore. Quel che abbiamo fatto oggi sta nelle mani e nelle possibilità di ognuno. Provateci».

            «Mai sentito nulla del genere, ognuno pensava in cuor suo, andando via. La vita cresce soltanto se la regalo per amore. Se me la tengo stretta, la perdo io e la faccio perdere agli altri. Ma se la condivido, tutta, ci sarà vita e felicità in abbondanza. Sarà proprio così?».

Pochi credettero alle parole di Gesù. Però il giorno dopo stavano già a reclamare un altro miracolo. Gesù cominciò a parlare del grande dono che intendeva fare: il suo corpo, il suo sangue. «Non ci può essere –diceva– condivisione più grande». Ma la gente aveva in testa il pane e i pesci, e non si accorgeva della bellezza e della grandezza del discorso di Gesù: «Ricordate ieri? Il ragazzo ha offerto tutto, ed è stato un miracolo. Adesso sono io che voglio condividere qualcosa con voi, quanto mi è di più caro, il mio corpo, il mio sangue».

            «Adesso esagera! Chi può ascoltare cose simili?». Questo fu il commento. E cominciarono ad andarsene. Anche qualche discepolo. A Gesù, comunque, non faceva paura la solitudine: tante volte era stato proprio lui a cercarla, per pregare. E poi sapeva che è questa la sorte dei profeti. Allora si rivolse anche ai Dodici, quelli che aveva più vicini: «Volete andarvene anche voi?». E Pietro, ispirato, disse le parole più belle della sua vita: «Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna». Parole che, se nessuno le avesse mai dette, occorrerebbe inventarle.

1 commento su “Condividere il pane e la vita”

  1. Quando da ragazzo ero un Aspirante della Giac il ragazzino dei pani e dei pesci ci veniva presentato come un esempio. La sua generosità aveva permesso a Gesù di fare il miracolo! Era una bella scuola di amore.

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